È (ancora) primavera
Il 12 giugno torna in libreria la mia intervista a fumetti ad Antonio Negri, con un nuovo capitolo e una nuova prefazione di Luca Casarini
Il 12 giugno È primavera. Intervista ad Antonio Negri esce in libreria con DeriveApprodi — nuova edizione, un capitolo inedito, e una prefazione di Luca Casarini, che diciotto anni fa ha firmato la postfazione. Te ne parlo oggi, in anteprima.
Ci sono libri che escono in un momento preciso e sembrano appartenere solo a quel tempo. E poi ci sono libri che, silenziosamente, continuano a lavorare sotto traccia e dopo anni riemergono con una forza che all’inizio forse non era neanche evidente.
È primavera. Intervista ad Antonio Negri è uno di quelli.
Quando uscì nel 2008, per BeccoGiallo, avevo trentuno anni e avevo appena pubblicato Porto Marghera, il mio primo “libro lungo”. Stavo capendo, più o meno in tempo reale, che il fumetto poteva essere uno strumento di inchiesta, che si poteva usare per entrare nella storia politica senza mediazioni. Non era scontato allora — esistevano esperienze, certo, ma non era ancora una strada riconosciuta, non in Italia.
È primavera stava proprio in mezzo a più cose contemporaneamente: fumetto di impegno civile, intervista, biografia, riflessione politica. Non era facile da collocare. Una delle recensioni che ricordo meglio, quella di Alberto Casiraghi su Lo Spazio Bianco, lo definiva
“in bilico tra il fumetto di impegno civile, l’intervista, la biografia”
e parlava di una
“ventata di aria fresca nel panorama fumettistico”.
A distanza di anni, quella definizione continua a sembrarmi centrata — ma per un motivo diverso da allora. Non tanto perché fosse “nuovo” in senso assoluto, ma perché apriva una possibilità. Fare un’intervista a fumetti a un filosofo — e non a un personaggio pop, non a un’icona mediatica — significava spostare un po’ più in là il confine di cosa poteva essere un fumetto. Non raccontare di qualcosa, ma usare il fumetto come spazio di pensiero. Come dispositivo.
In quel senso, sì: un fumetto che si fa saggio. Letteralmente.
E questa cosa, col tempo, è rimasta. Negli anni ho visto quel libro riapparire in contesti diversi: citato, usato come riferimento, preso come esempio di una forma possibile. Non è una cosa che do per scontata.
Poi c’è Toni Negri. Una figura complessa, difficile da riassumere in poche righe (ci ho fatto un libro, d’altronde, senza contare quanti ne ha scritti lui): filosofo centrale del Novecento italiano, controverso e divisivo, attraversato da accuse, esili, ritorni, riconoscimenti e rifiuti.
Quando ho lavorato al libro, nel 2008, Negri era già una figura storicizzata ma ancora immersa nel presente. Oggi lo è ancora di più, ma in un modo diverso: il suo pensiero ha avuto il tempo di sedimentarsi, di essere riletto, criticato, riutilizzato, finanche di evolversi. Di essere separato — almeno in parte — dalle polemiche contingenti che lo hanno accompagnato per decenni.
Nel frattempo, però, il mondo intorno è cambiato in modo radicale. Nel 2008 avevamo ancora una percezione abbastanza concreta di cosa fosse un conflitto sociale, di cosa significasse organizzarsi. Oggi quella percezione è molto più sfilacciata, più intermittente, più difficile da afferrare.
Rileggere È primavera oggi, per me, non è un’operazione nostalgica. È quasi il contrario. È chiedermi cosa resta di quelle parole, di quel modo di pensare, dentro un presente che sembra aver perso pezzi di linguaggio prima ancora che di pratica.
Prima di parlare di questa nuova edizione, però, voglio dire una cosa che mi sta a cuore. È primavera, nella sua prima versione, è anche un libro di Guido e Federico di BeccoGiallo. Sono stati loro gli editor, e senza di loro sarebbe uscito diverso — probabilmente peggio. E quando ho capito che volevo che il libro tornasse in vita con DeriveApprodi — un editore che ha titoli di Negri in catalogo, che era il contesto più coerente che potessi immaginare — non hanno fatto una piega. Hanno reso semplice un passaggio che avrebbe potuto essere complicato. Non è una cosa scontata, e non me la dimentico.
Ed è anche per questo che questa nuova edizione ha per me un senso molto preciso.
Non è solo una ristampa. È un passaggio.
DeriveApprodi non è solo un editore: è un pezzo della mia formazione. La rivista prima, i libri poi, un certo modo di stare dentro il pensiero politico senza semplificarlo. Il fatto che questo libro entri in un catalogo che contiene così tanto Negri. È come se avesse trovato un contesto ancora più coerente del primo.
Sul lavoro materiale: ho rifatto il lettering usando il mio font. Può sembrare un dettaglio, ma per me non lo è mai — significa rimettere mano al ritmo della lettura, alla voce del libro, alla sua presenza sulla pagina. E poi, devo ammetterlo, nel 2008 mi rimane ancora inspiegabile perché i fumetti italiani uscissero tutti in stampatello con gli accenti al posto degli apostrofi. Mistero irrisolto. Almeno adesso ho rimediato.
E poi c’è il disegno. Riaprire quelle tavole del 2008 è stato strano — come ritrovare la calligrafia di quando eri ragazzo. Riconosci la mano, ma non è più la tua. All’epoca lavoravo tutto in analogico: righette tirate a mano, pennino, bianchetto ovunque, fogli da squadrare prima di scansionare. Le mani sempre sporche. E soprattutto spazio — tanto spazio: pennarelli, fogli, raccoglitori, buste, bianchetti sparsi ovunque, una scrivania che non bastava mai. Oggi tutto sta in una mano. Letteralmente: un tablet, una penna, e ci sono. Il segno però non credo sia diventato più “digitale”: lavoro cercando di rimanere il più vicino possibile all’analogico, tranne un pennello retinato che volevo tanto e che mi sono fatto apposta.
Soprattutto, poi, ho aggiunto un sesto capitolo: sei pagine scritte e disegnate diciotto anni dopo. Un finale che non chiude il libro, ma lo riapre.
Perché diciotto anni sono tanti. Sono abbastanza per cambiare tutto, e abbastanza per capire cosa invece rimane.
Quando uscì, È primavera parlava di un presente che si muoveva, che cercava ancora una direzione, che aveva ancora una lingua condivisa per raccontarsi. Oggi quella lingua è molto più frammentata, molto più incerta. Ma proprio per questo — forse — ha ancora senso tornare a quelle conversazioni.
Non per ripeterle.
Per vedere se, da qualche parte, sotto tutto quello che è successo nel frattempo, c’è ancora qualcosa che può ricominciare.
E se dobbiamo dircela tutta: forse oggi, più di allora, sento proprio bisogno di una nuova primavera. E tu?
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Puoi acquistare Dov’è la bellezza? in libreria, e poi qui o qui.
Poi è uscito il mio primo libro “scritto”, cioè in cui le parole sovrastano con decisione le immagini.
Un cappello, non un piattino. Ma la funzione è quella.
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Claudio Calia
Nato a Treviso nel 1976, ho realizzato per BeccoGiallo, tra gli altri, Leggere i fumetti. Dagli Avengers a Zerocalcare, una prima guida per chi vuole cominciare a leggere i fumetti (2016), Kurdistan. Dispacci dal fronte iracheno(2017) e Dossier TAV. Una questione democratica (2019). Partecipo alla redazione di Antifa!nzine e ho fondato l’associazione per la divulgazione del linguaggio del fumetto Oblò - APS, con cui pubblico I Baccanti. Con Claudio Marinaccio e Marco Corona ho dato vita alla newsletter gratuita di fumetti Smoking Cat, dieci numeri gratuitamente disponibili qui, da cui poi ho estratto il libro autoprodotto I giorni così. Nel 2023 è uscito Allargo le braccia e i muri cadono. Don Gallo e i suoi ragazzi (Feltrinelli Comics) vincitore del premio Boscarato “Miglior artista (disegno e sceneggiatura)” al Treviso Comic Book Festival. Il mio ultimo libro è Dov’è la bellezza? Kamaran Najm, il primo fotografo di guerra curdo-iracheno (BeccoGiallo, 2025). Poi ho scritto una cosa in cui le parole sovrastano con decisione le immagini: Graphic Journalist. Manuale per il reporter con la matita (Comicout, 2025).
PS: Ti prego considera che i link ai libri sono diretti prevalentemente verso il sito dell’Impero del Male. Il posto dove si comprano i libri è la libreria, ma ci sono mille motivi per cui non è sempre possibile. La buona educazione mi impone di informarti che se acquisti qualcosa a partire da questi link me ne verrà qualcosa in saccoccia per acquistare nuovi fumetti di cui scriverti.
Anche per questa volta è tutto, grazie di esserci e alla prossima!
c.










Con questa retinatura hai ricreato l'effetto della carta duotone (o duoshade) di quei fogli ormai introvabili. Molto ben riprodotto, arricchisce la pagina.
Nando
ciao bello -si fa per dire- come sai ti scruto da vicino e da lontano, ti devo dire che scrivi bene oltre disegnare storie delicate (e sempre piaciute in famiglia). questo scritto di lancio per il nostro Toni lo trovo un ' sopra al necessario - si lo so ne hai tutte le motivazioni: ti voglio bene sempre e cmq.
beppi